Dalle schede senza rossetto al clamoroso “caso Monopoli”, dove il 71,4% dei cittadini scelse la Monarchia
Il 2 giugno rappresenta lo spartiacque della storia italiana contemporanea. Nel 2026, l’anniversario degli ottant’anni da quel fatidico referendum istituzionale ci offre l’occasione ideale non solo per celebrare la Repubblica, ma per sollevare il velo del tempo su dettagli, aneddoti e dinamiche territoriali che spesso sfuggono alla storiografia ufficiale. Quella del 2 giugno 1946 fu una giornata densa di emozioni, di prime volte assolute e di profonde spaccature geopolitiche, le cui tracce sono ancora leggibili nell’identità delle nostre comunità.
Il rossetto vietato: la prima volta delle donne alle urne
La curiosità più celebre, e forse la più densa di significato sociale, riguarda le neoelettrici. Sebbene le donne avessero già votato pochi mesi prima nelle elezioni amministrative della primavera del 1946, il referendum del 2 giugno rappresentò il loro debutto su scala politica nazionale. Su oltre 28 milioni di italiani aventi diritto, le donne erano la maggioranza: circa 13 milioni di uomini e quasi 15 milioni di potenziali elettrici.
Sui giornali dell’epoca e sui manifesti affissi vicino ai seggi comparve una raccomandazione singolare: “Evitare di truccare le labbra”. Il motivo era strettamente pratico. La scheda elettorale doveva essere ripiegata e incollata umettandone i lembi. Il rischio che il rossetto – all’epoca particolarmente denso e grasso – lasciasse un’impronta riconoscibile sulla scheda o sul timbro di validazione avrebbe comportato l’immediato annullamento del voto. Le italiane risposero con una disciplina esemplare, affrontando ore di coda con le labbra rigorosamente pulite per non compromettere un diritto conquistato dopo decenni di lotte.
L’enigma del Re di Maggio e l’esilio annunciato
Un’altra curiosità storica avvolge la figura di Umberto II di Savoia, passato alla storia con il soprannome di “Re di Maggio”. Il suo regno effettivo durò appena 40 giorni. Nel disperato tentativo di salvare la dinastia, fortemente compromessa con il regime fascista, l’anziano Vittorio Emanuele III abdicò solo il 9 maggio 1946. Umberto II si insediò così a meno di un mese dal referendum, un tempo troppo breve per ribaltare un sentimento repubblicano ormai radicato nel Centro-Nord del Paese.
Il passaggio dei poteri formali avvenne in un clima di fortissima tensione. La notte tra il 12 e il 13 giugno, prima della proclamazione ufficiale e definitiva della Corte di Cassazione, il Consiglio dei Ministri attribuì i poteri di Capo provvisorio dello Stato ad Alcide De Gasperi. Umberto II gridò al colpo di Stato, ma per evitare lo scoppio di una nuova guerra civile, scelse la via dell’esilio partendo l’8 giugno dall’aeroporto di Ciampino alla volta del Portogallo.
Il “Caso Monopoli”: una roccaforte monarchica nel cuore del Sud
Se a livello nazionale la Repubblica si impose con il 54,3% dei voti contro il 45,7% della Monarchia, la mappa geopolitica dell’epoca restituì un Paese nettamente spaccato in due. Il Nord scelse la Repubblica, mentre il Sud Italia manifestò una fedeltà granitica alla Corona dei Savoia.
In questo scenario, il comportamento elettorale di Monopoli rappresenta un caso di studio straordinario. La città adriatica non si limitò a seguire il trend conservatore del Mezzogiorno, ma superò di slancio persino la già alta media regionale pugliese. Mentre la Puglia assegnava alla Monarchia il 67,3% dei consensi, a Monopoli si registrò un vero e proprio plebiscito per i Savoia: il 71,4% dei cittadini scelse la Monarchia, lasciando all’opzione repubblicana solo un marginale 28,6% (circa 11.200 voti monarchici contro i circa 4.500 repubblicani).
Anche le urne per l’elezione dell’Assemblea Costituente, che si tennero in contemporanea, confermarono la profonda prudenza politica della comunità monopolitana. La Democrazia Cristiana e il Blocco Nazionale della Libertà (coalizione di destra monarchica) intercettarono la quasi totalità dei voti, a dimostrazione di un territorio che vedeva nella continuità istituzionale l’unica vera difesa contro l’incertezza del dopoguerra e i paventati stravolgimenti sociali delle sinistre.
Una memoria condivisa per guardare al futuro
Analizzare queste curiosità e i dati locali a ottant’anni di distanza non significa riaprire vecchie ferite, ma comprendere la ricchezza e la complessità delle nostre radici. La nascita della Repubblica fu un processo democratico imperfetto, faticoso, ma straordinariamente libero. Sapere che Monopoli votò in controtendenza ci aiuta a leggere l’evoluzione sociale di una città che, da quella prudenza iniziale, ha saputo trasformarsi nel tempo in un polo vibrante di cultura, turismo e apertura verso il futuro.
L’articolo è tratto dalle informazioni storiche e dai dati d’archivio ricostruiti dalla giornalista e guida turistica Paola Calabretto, presidente dell’associazione turistico-culturale e di promozione sociale “To Monopoli”.
